Love boat: dirsi sì su una barca a vela


Promettersi amore eterno tra le onde ora si può. Si sono appena celebrate infatti le prime nozze in mezzo all’Adriatico. Tutto merito dello skipper Cesare Spada, che ha scoperto che il codice della navigazione consente di celebrare un matrimonio valido civilmente in acque internazionali.Questa domenica si sono infatti detti sì a bordo di una barca a vela a largo di Spalato una coppia di giovani sposi, Andrea e Federica di Vercelli, naturmente innamorati del mare e della Croazia.
Grazie a Cesare Spada, appartenente alla Skipper Armatori di Ancona, grazie alla quale si erano conosciuti tre anni fa durante una vacanza in barca a vela in Croazia, i due innamorati hanno avverato il loro più grande sogno: quello di coronare la loro storia d’amore cullati dalle onde.

“Allora ero il comandante della loro barca – ha raccontato Spada – Pochi giorni fa mi hanno contattato, chiedendo se potessi sposarli in mare. Subito ha risposto di no, perchè sapevo che un comandante può sposare due persone solo in una situazione di grave pericolo di vita. Poi, studiando bene le leggi, ho scoperto che in acque internazionali è diverso. Il matrimonio è valido purchè la documentazione venga trasmessa al Consolato italiano. Sarà poi il Comune di Vercelli ad accettare, o meno, il rito”.

Oltre all’emozionante atmosfera di questo matrimonio, c’è un altro elemento non trascurabile per chi volesse imitare i due sposini di Vercelli. La cerimonia infatti è assolutamente lowcost: duemila euro per noleggio dell’imbarcazione e skipper. E gli invitati? A bordo solo otto persone, compresi i testimoni.
Sono sicura che in breve tempo saranno in tanti a copiare questa nuova ed originale idea.

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3 risposte a “Love boat: dirsi sì su una barca a vela

  1. Auguri agli sposi,già è costoso sposarsi poi se ti devi pagare la nave…………………..la benzina, i permessi e altre cose burocratiche…………………..se poi il grano c’è……………benvenga!.

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  3. Non é certo un problema economico. Siamo una coppia in etá avanzata e conviviamo more uxorio da piú di 15 anni.
    Il mio Compagno ha bisogno di costante assistenza medica. Il mio timore é che, per le strane contraddizioni delle leggi italiane, a volte approssimative, il momento che ufficialmente accetto l’aiuto che mi é stato offerto dalla famiglia
    di Lui, come é successo in altri casi, dopo tanti anni di assistenza sotto il mio tetto, essi non mi permettano piú di assisterlo nel modo giusto e di ricercare i corretti ed adeguati rimedi dal punto di vista squisitamente medico. Di conseguenza sognamo un matrimonio in acque internazionali per prevenire qualunque intervento erroneo ed in mala fede da parte di chiunque. Vorrei anche precisare che tra noi chi ha sostenuto l’altro economicamente per tanti anni
    e continuerá sicuramente a farlo, permettendo ai figli di avere molto di piú da quanto stabilito in sede processuale dal Giudice al momento del divorzio, sono io. Abbiamo lavorato duramente tanti anni per questo. Ma conosco i miei polli e so che solo per occhio sociale mi potrebbero impedire la corretta ed adeguata assistenza ospedaliera.

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