A svelarci i segreti per un matrimonio felice ora sono le star: Beckham e Clooney, what else?

Le regole per un matrimonio felice? Difficile, quasi impossibile, rispondere a questa domanda. In tanti hanno provato a risolvere questo arcaico dilemma, ma nessuno ha mai trovato la risposta che andasse bene a tutti o che sintetizzasse tutti quei meccanismi e fattori infiniti che ruotano intorno alla vita matrimoniale. Qualche anno fa uscì anche in libreria “For better: the science of a good marriage”, scritto dalla giornalista scientifica del New York Times, Tara Parker-Pope. La curatrice della rubrica “Well”, dopo aver visto naufragare il suo matrimonio dopo 17 anni, ha cercato di approfondire proprio questo argomento, riassumendo la sua ricerca in questa frase: “Capire la scienza del matrimonio è come avere tra le mani una palla di vetro che ci consente di predire con sufficiente esattezza quali relazioni potranno funzionare e chi invece avrà più difficoltà a restare assieme”.

Non c’è una risposta che valga per tutti né una regola esatta, ma a venirci in aiuto sembrano essere arrivati due coppie dello star system internazionale tra le più chiacchierate.
A venire in soccorso di noi comuni mortali sono infatti arrivati i coniugi Clooney e Beckham.
Secondo George Clooney è semplice. E dipende soprattutto da una semplice regola che lui e Amal Alamuddin rispettano e che ha svelato in una recente intervista sul settimanale Hello: “Non stare mai separati per più di una settimana“.
ha spiegato l’attore, 54 anni, a Hello. Continua a leggere

All you need is love: uno scatto racconta l’amore e genera le vostre reazioni

Quando Michele Dell’Utri, fotografo di successo capace di racchiudere in uno scatto emozioni, pensieri e parole, mi ha mostrato questa foto ne sono rimasta subito colpita.
E’ efficace, arriva dritta al cuore, ma anche al nocciolo della situazione di cui tanto si dibatte in questi mesi.
Sei coppie diverse per età, religione, idee politiche e gusti sessuali sono state immortalate dalla sua macchina fotografica in un istante di vita, di amore, ognuno vestito a festa per celebrare un’unione di sentimenti e di intenti.
Si tratta di coppie che si amano e che vogliono stare insieme: c’è la coppia tradizionale, quella che celebra le seconde nozze, quella che ha già una bimba, quella diversa per cultura e religione e quelle gay.
E’ un’immagine che non lascia indifferenti, che pone delle domande e delle reazioni.
Forse ancor più incisiva grazie ad una location unica che purtroppo da qualche giorno non esiste più: il celebre graffito realizzato dal writer Blu all’ XM24 di via Fioravanti, cancellato dallo stesso artista in segno di protesta.
Lo scatto fa parte di un interessante shooting fotografico realizzato dal fotografo per il Circuito fiere Si Sposa di Bologna.
A voi che cosa trasmette e cosa vi comunica?
Mi interessa raccogliere la vostra opinione, il vostro pensiero perché è il pensiero della gente, dell’opinione pubblica vera, anche se su un piccolo campione.
Intanto l’ho chiesto in un post su Facebook e qui di seguito potrete leggere le opinioni di chi ha visto la foto e ha avuto qualcosa da dire in merito.
Aspetto anche i vostri commenti, perché è la gente che pensa, che ama e che vive, non i dibattiti politici, i talk show o i titoli sui giornali. Ma solo e sempre la gente comune.
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A Lourdes San Valentino è per tutti, anche per le coppie gay

Un dépliant che recita: “Un week-end per le coppie. Venite a Lourdes per dirvi: ti amo“.
Niente di strano se non fosse che l’invito sia per uno dei luoghi sacri per eccellenza, simbolo della fede cristiana.
A distribuirlo nelle scorse settimane la diocesi di Tarbes e Lourdes. Sul foglio campeggia l’immagine di un uomo e di una donna, con una sorta di Cupido al loro fianco.
A suscitare qualche polemiche già di per sé poteva essere l’uso da parte della Chiesa di una festività di tipo commerciale, come quella degli innamorati che si festeggia ogni anno il 14 febbraio.
In realtà a far scalpore è però il fatto che a Lourdes siano invitate oltre tutte le coppie, ma proprio tutte, anche quelle gay.
Sabato e domenica infatti al famoso santuario sono attesi migliaia e migliaia di innamorati. Tra loro anche coppie omosessuali, come specificato da Thierry Castillo: “L’appello è indirizzato a tutte le coppie: sposate, non sposate, omosessuali e così via”, precisando che tuttavia“non sarà impartita una benedizione”.

Un grande segno di apertura insomma che parte proprio da uno dei luoghi simbolo della fede cristiana.
Il rettore del santuario, Padre André Cabes, rettore del santuario, ha infatti lui stesso parlato di apertura: “Il miracolo di Lourdes è quello di un incontro, di Bernadette Soubirous con la Vergine: in questo senso vogliamo celebrare ogni tipo di incontro”. Continua a leggere

Addio Cenerentola : ormai ci si sposa sempre più tra simili

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Noi donne siamo tutte cresciute con il mito di Cenerentola, innamorate di quella visione così romantica giusta dell’amore che non guarda al conto in banca, ma che anzi è anche riscatto sociale e umano. Dalla fuliggine al cristallo, dalle umiliazioni inferte dalle perfide sorellastre all’amore di un bel principe pronto a cercarci per tutto il mondo con la promessa di sposarci.
In tempi moderni ci siamo addirittura fatte incantare da Cenerentole più moderne e meno infantili come Pretty Woman, che dalla strada viene scaraventata in un altro mondo fatto di alberghi di lusso, shopping in Rodeo Drive e cene a lume di candela.

Ma di questi tempi Cenerentola pare essere davvero solo una favola. Dagli ultimi dati infatti pare che sposarsi con chi non appartiene alla propria classe sociale di riferimento sia qualcosa di molto lontano dalla realtà. La scelta di sposarsi con i propri simili infatti è in aumento. Brutte notizie insomma sia per le inguaribili romantiche, sia perché così facendo le disuguaglianze stanno aumentando.

L’ambiente familiare di origine e la carriera professionale sembrano essere sempre più fattori di incontri tra persone appartenenti al medesimo ceto.

A spiegare meglio questo concetto ci ha pensato l’economista Justin Wolfers: “Abbiamo più tempo, più soldi, e quindi si vuol passare il tempo con qualcuno che ci piace – dice Wolfers -. Quindi interessi e passioni simili. Lo chiamiamo “matrimonio edonistico”. Quindi uno vuole qualcuno che sia davvero considerevolmente simile a sé o che abbia passioni simili. Questo fondamentalmente cambia chi sposa chi”.

Ma a cosa si riferisce un cambiamento così? La causa è meccanica e cioè è il fatto che prima le donne studiavano di meno rispetto agli uomini ed era logico che ci fossero differenze di istruzione dentro una coppia.

Il lato negativo di tutto questo? Oltre ovviamente a mancanza di romanticismo e al dover dire addio alla tanto amata favola di Cenerentola è che ne risulta un aumento della diseguaglianza.
Del resto lo sapevamo già che nella realtà il principe avrebbe sposato la compagna di scuola, figlia di qualche nobile importante, tutta ingioiellata dalla testa ai piedi anche se meno simpatica di Cenerentola. E lei invece? Forse avrebbe accettato la proposta di nozze del figlio del fornaio, avrebbe avuto cinque figli, tutti coperti di fuliggine ovviamente, con grande soddisfazione di matrigna e sorellastre.
Va tutto bene, ma perché toglierci e togliere alle nuove generazioni il sogno?
Del resto si sa i sogni son desideri e allora continuiamo a sognare. Magari la popstar di turno si innamorerà della cassiera del supermercato o forse no, ma almeno non togliamole la speranza.

Matrimonio, adozioni e famiglia: dopo le piazze, il Pirellone e i toni forti ora la parola va ai diretti interessati con un’intervista multipla da leggere tutta d’un fiato

Se come scrisse Shakespeare in Troppo rumore per nulla “Il silenzio è il più perfetto araldo della gioia” di chiasso in questi giorni se n’è fatto molto per parlare di qualcosa che dovrebbe riguardare l’amore e la felicità. Prima la criticata scritta sul Pirellone a sostegno del Family day, poi il selfie con dito medio e bacio tutt’altro che saffico ai piedi del palazzo incriminato, infine le piazze gremite con le sveglie in mano a rivendicare diritti per le coppie gay in nome del sentimento ma non solo.
Tutti hanno parlato chi con toni troppo accesi e chi sguaiatamente quando invece è con tutt’altri modi che l’umanità ha conquistato i propri diritti più importanti: non striscioni dai volgari insulti alle istituzioni, non lascivi comportamenti da adolescenti davanti alle istituzioni pubbliche e nemmeno boicottando aziende che rappresentano il fiore all’occhiello del nostro Paese per il solo fatto di essere pro Family Day.
Ognuno sembra avere ben chiara in testa un’opinione e come sempre in Italia sembra che essa sia o bianca o nera, senza nessuna possibilità di sfumature e mediazioni e questo a parer mio è assurdo soprattutto quando si parla di temi importanti come il matrimonio, l’amore o quando addirittura si chiamano in causa perfino i bambini.
Ho voluto così dar voce a quattro persone, quattro uomini gay che la pensano in modo diverso su queste tematiche per soffermarci a riflettere un attimo perché una cosa sono gli striscioni e gli slogan politici e ben altra la quotidianità fatta di pensieri, parole e fatti.
C’è Antonio, designer toscano dall’animo focoso, che da un lato si dice orgoglioso delle piazze di questo fine settimana, dall’altro trova inaccettabile il comportamento delle istituzioni; Massimo, dirigente d’azienda, che chiede semplicemente il diritto alla normalità in nome dell’amore; Angelo, hair stylist milanese, che ai diritti da chiedere affianca anche i doveri che troppo spesso vengono taciuti per comodo, e infine Max, stilista appassionato, che crede nella famiglia e che vorrebbe più tutele dallo Stato.
E voi cosa ne pensate? Intanto… buona lettura!


Cosa ne pensi dei fatti di questo fine settimana: la manifestazione “Svegliati Italia” nelle piazze del Paese da una parte e la scritta Family Day dall’altra? Quali sono state le tue emozioni in merito?
Antonio – La manifestazione svegliati Italia è stata una delle cose più belle degli ultimi anni. Una mobilitazione di massa e trasversale che ha unito gli italiani civili ,onesti, democratici, laici e non , nell’affermare quello che dovrebbe essere sempre stato: UGUALI DIRITTI PER TUTTI
La scritta sul pirellone…l’ennesima figuraccia planetaria di un gruppo di politici retrogradi e beceri che in realtà mettendosi così in ridicolo hanno rafforzato il messaggio di svegliati Italia . Dei geni della comunicazione.

Massimo – Sono molto felice per il gran numero di persone che ha voluto mostrare la parte buona, ottimista e serena della nostra società. Per le prese di posizione al Pirellone, alla fine riesco solo a sentire una gran pena: ci sono purtroppo persone che scelgono di ignorare i cambiamenti, che vivono il un mondo lontano dalla realtà e che non hanno gli strumenti (e probabilmente non li cercano) per rendersi migliori.

Angelo – Penso che entrambe abbiano il diritto di avere un loro spazio nella società moderna. Il mio pensiero è che le manifestazioni della comunità omosessuale, rischiano sempre di cadere nel ridicolo e nell’esagerazione. C’è bisogno di normative ma…….non dimentichiamo che tutti siamo nati da una famiglia tradizionale.

Max – Sarebbe veramente facile fare della polemica su quanto accaduto lo scorso fine settimana, perchè la scritta apparsa sul palazzo della Regione ha fatto fare una figura ridicola alla nostra meravigliosa città col resto del mondo. Ma vale invece la pena di fermarsi ad osservare in quanti sono scesi in piazza con decisa compostezza ad urlare “Sveglia”. Difficile far finta di niente, difficile non ascoltare quello che il popolo chiede. Eravamo veramente tanti, tantissimi. Un fortissimo segnale che non può non avere un lieto fine.

Diritto all’amore o diritto alla famiglia: di cosa credi ci sia più bisogno oggi. E di cosa tu senti la necessità?
Antonio – Non riesco nemmeno a concepire la domanda…diritto all’amore?
Sento la necessità di leggi che riconoscano pari diritti al 100% a qualsiasi tipo di unione, sento la necessità di leggi severe che puniscano omofobia , femminicidio, discriminazione razziale e bullismo. Sento la necessità di vivere in un paese civile e laico come la maggior parte del mondo.

Massimo – Non è una scelta tra opposti. C’è bisogno di tutt’e due. Fare famiglia dovrebbe essere semplicemente rendere visibile e concreto un amore. E questo è sempre necessario!

Angelo – Il diritto all’amore lo abbiamo tutti! Il diritto alla famiglia anche, ma non si parla mai di doveri?
Se mettiamo al primo posto il rispetto altrui come DOVERE, non credi che tanti problemi sarebbero risolti? Questo è ciò di cui c’è bisogno.
Io l’amore ce l’ho e non ho bisogno di avere consensi; il mio rapporto sentimentale è famiglia ( sebbene abbia bisogno di riconoscimenti legali).

Max – Il diritto all’amore credo non debba concedercelo una legge, chi ci crede riuscirà comunque ad amare. Il diritto a una famiglia, invece, ha bisogno di riconoscimenti e tutele. Effettivamente per tutte le coppie di fatto che vogliono costruire una famiglia oggi, non esistono tutele o riconoscimenti dal nostro governo, e lo trovo vergognoso, siamo ormai fra gli ultimi paesi al mondo a non aver preso ancora provvedimenti.

Senti di non avere diritti nel vivere la tua omosessualità? Se sì quali sono quelli che ancor oggi mancano?
Antonio – La mia sessualità la vivo ormai da tanti anni serenamente e senza nascondermi trovo tuttavia svilente e offensivo dovermi a volte classificare. I diritti ad oggi mancano tutti.

Massimo – Il diritto fondamentale che manca è quello alla normalità. Il diritto di essere “diverso” me lo conquisto quotidianamente, ma essere considerato uguale agli altri può venire solo dal riconoscimento sociale. Riconoscimento non di una minoranza, ma la “banale” considerazione che non c’è nessuna diversità.

Angelo – Il mio essere omosessuale ed il vivere questa condizione avrebbe bisogno solo del rispetto che io do agli altri e, sarò fortunato, ce l’ho.
Mancano solo i diritti alle coppie non convenzionali così come a quelle convenzionalmente riconosciute.

Max – Vedi, io non ragiono da omosessuale, ma da cittadino italiano. Finora non ho mai subito nessuna forma di discriminazione, ho vissuto la vita come volevo senza pormi mai grandi interrogativi. Ho sempre avuto dalla mia parte la mia famiglia, i miei genitori, mia sorella. Non ho mai avuto motivo di sentirmi diverso da altri. Ma ci sono tantissimi ragazzi che affrontano la vita da soli e se ci fossero dei diritti legalizzati, sicuramente si sentirebbero più sicuri, tutelati.

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Sposo mio ma quanto mi costi? Il matrimonio ai tempi della crisi in un interessante sondaggio


In tempo di crisi tutti i consumi subiscono cali o rallentamenti ecco allora che diventa interessante analizzare come uno dei momenti di massima spesa per gli italiani e non solo, il matrimonio, cambia a secondo del periodo storico che si sta vivendo. Devono aver fatto un’analisi di questo tipo i membri del portale di liste nozze online, Zankyou, che hanno da poco realizzato in 17 Paesi in tutto il mondo il Primo Sondaggio Internazionale sul Matrimonio, mettendo così in luce abitudini e differenze davvero interessanti , sia relative a quanto spendono gli invitati di nozze, sia sul budget stanziato dagli sposi per i loro ospiti. Continua a leggere

Matrimonio all’italiana? Per l’Istat il sogno dura circa 15 anni

Da qualche giorno l’Istat ha reso noti i dati delle rilevazioni sulle separazioni e sui divorzi in Italia. Si riferiscono al periodo 1995-2009 e danno l’immagine di un’Italia in profondo e costante cambiamento. Dal 1995 al 2009, le separazioni sono infatti aumentate del 64%, raggiungendo quota 85.945. E i divorzi? Sono addirittura raddoppiati (+101 per cento), attestandosi a quota 54.456. Continua a leggere

Gli uomini italiani cocchi di mamma? Domani su Italia1 arriva Mammoni

Martedì 5 giugno arriva in prima serata su Italia 1 “Mammoni – Chi vuol sposare mio figlio?”: cinque mamme italiane a caccia del partner giusto per i figli maschi. I figli hanno dai 28 ai 46 anni, sono economicamente indipendenti ma stanno benissimo a casa. Le madri, per convincerli ad abbandonare la “cuccia materna”, si giocano l’ultima chance. A questo scopo sono stati individuati 40 aspiranti partner, 8 per ciascun figlio. Continua a leggere